Le porte di Sutri negli anni ’20,’30,’40 Inviato da : giggio 20 Ago 2007 - 16:33
Il Lavatoio
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In una città che esiste praticamente “da sempre”, da quando è nata la civiltà occidentale, una particolare attenzione va posta riguardo a quelli che erano gli accessi all’interno del centro abitato. Poichè frequenti erano lotte e saccheggi, necessariamente il nucleo abitativo principale veniva protetto con una cinta muraria, più o meno imponente, che andava ad integrare quelle protezioni naturali che il luogo dove sorgeva l’abitato già di per sé offriva. Questo aspetto già presente in epoca antica, andava ad essere riaffermato e spesso anche maggiormente enfatizzato in epoca medioevale. Se a tutto ciò aggiungiamo la collocazione strategica della nostra città, posta su una rete viaria ad alta intensità di traffici di merci e di persone( pensiamo ad esempio al fatto di essere l’ultima tappa sulla Via Francigena prima di arrivare a Roma), possiamo comprendere quale importanza avessero le porte di accesso al centro abitato. Singolare peraltro è come queste porte siano state funzionali ed alcune anche ben conservate praticamente fino ai primi decenni del secolo scorso.
1: Porta Vecchia
Tra tutte le porte storiche Porta Vecchia o Porta Franceta, risulta a tutt’oggi la meglio conservata e, agli inizi del secolo scorso, aveva ancora le porte in legno con i”chiodoni”, molto rovinate ma presenti fino agli anni ‘30. Entrata la porta c’erano tutte le stalle a destra e a sinistra, con muli, cavalli e somari, fino alla scalinata di via S.Martino, dall’altra parte la prima cabina elettrica del 1904. Fuori le mura invece, c’erano le stalle per buoi e vacche, con fontanile per il loro abbeveraggio. Non esistevano, infatti, bagni ed acqua nelle case. C’erano soltanto due bagni pubblici, in tutto il paese: uno sotto la Torre Fortebracci, l’altro in quella che oggi è via A.Picari. Poi ne venne fatto un altro in piazza dei Pisanelli, In definitiva quindi tutti piuttosto lontani da questa zona. La salita “de’Porta Vecchia” era in coccio misto, cioè un gradino molto basso, ogni venti, trenta metri. All’epoca la sporcizia regnava sovrana, e questo era il quartiere popolare della città, tanto che l’aggettivo:”Portavecchiese” spesso era usato come dispregiativo per arrecare un’offesa. Oggi questo quartiere di Sutri è pulito, ben conservato e pieno di fiori, tanto da poterlo definire”il giardino di Sutri”. Merita sicuramente una visita.
2: Porta San Pietro
Altra porta da ricordare è Porta San Pietro, o Porta Piaggia. Per i sutrin “la Piaia” da sempre ha un significato particolare.Infatti, specie nelle stagioni meno calde si era soliti andare “a pià lo sole giù la Piaia”, data la collocazione di questo luogo al contempo fuori le mura ma attaccata al centro abitato, assolato in gran parte della giornata, nei giorni di tempo buono. La porta era collocata all’altezza delle vecchie mura. La salita cominciava dal piazzale sottostante, laddove oggi sorge il “Bar Proietti”, all’altezza dell’odierna S:S Cassia. Era rivolta verso sud, con una decina di gradini, poi girava a sinistra, quindi altri gradini fino alla porta, collocata sulla sinistra, all’altezza di un ripiano, con una casa a destra, qualche cantina, alcune grotte. La porta è stata tolta negli anni’30. Subito dopo la costruzione della nuova Cassia e contemporaneamente del muraglione che parte dall’ex lavatoio ed arriva sotto il torrione del giardino Crisanti-Mezzadonna, si fa menzione di un’altra porta tra le due su citate.
3: Porta Morone
L’ingresso nord del centro storico è costituito da Porta Morone, che prende il nome dal vescovo Orazio Morone, che la fece costruire. Egli tra l’altro era il nipote del cardinal Giovanni MOrone, direttore dei lavori del Concilio di Trento, presente a Sutri negli anni immediatamente precedenti e successivi, in qualità di governatore. Dai sutrini questa porta è comunemente conosciuta come “Porta Morò”. Così come la vediamo oggi è stata realizzata nel 1904-1905, prima era molto piccola, come tutte le altre porte di Sutri. Sopra c’era un’abitazione con due finestre al centro( visibile in una fotografia presente nel libro di don Giacomo Gentili). In gran parte fu rifatta negli anni ’50, dalla giunta Perugini. Infatti, durante la seconda guerra mondiale subì danni rilevanti, a causa di una bomba, che comportò la caduta della volta, oltre che il ferimento di molte persone.(segue)
Note: Di Marco Carloni
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