L’importanza di chiamarsi “Dolcissima” Inviato da : giggio 07 Ott 2007 - 16:55
Il Lavatoio
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Voglio raccontare due episodi che hanno in comune il nome di Dolcissima. Si sa che la protettrice di Sutri è santa Dolcissima e tale nome, adesso pressoché scomparso, era comune nella nostra città. Se ne trovava qualcuno nei paesi vicini, ma, in questi casi si trattava sempre di donne che avevano un genitore o un nonno di Sutri.
Il primo me lo raccontò Rosa de Saverio. Conoscevo sua madre: una vecchia contadina che coltivava il proprio terreno e vendeva personalmente i suoi prodotti per le vie cittadine. Si chiamava Dolcissima. Ma non era di Sutri né di un paese vicino. Chiesi dunque un giorno a Rosa de Saverio:”Tua madre, di dove è? Non è di Sutri”. “No - mi rispose Rosa - è marchigiana. Di Sarnano”. “E allora, come mai si chiama Dolcissima?” Ricordo lo sguardo di Rosa. Gli occhi le brillarono, pieni di nostalgica contentezza. “E’ una storia molto bella - mi raccontò - .Mio nonno venne a Sutri dalle Marche per fare il boscaiolo: un lavoro stagionale che richiamava ogni anno nella nostra città molti lavoratori forestieri. Capitò proprio durante le feste Patronali. Rimase entusiasta di esse. Tanto che, tornato a casa, alla prima figlia che gli nacque mise nome Dolcissima. Questa bambina dall’insolito nome crebbe e divenne una signorina, ma quel nome inconsueto doveva essere un incubo per lei. Un conto è, infatti, chiamarsi Dolcissima nel Viterbese ove è noto che la santa Patrona di Sutri si chiama così, un conto è chiamarsi così a centinaia chilometri da noi, ove anche il nome di Sutri non è noto a tutti.
Un bel giorno un giovane forestiero che sembrava piacerle, avvicinò la ragazza. Ma quando lui le chiese come si chiamasse sbottò:”No! Non mi chiedere il nome. E’ un nome brutto”. “E che nome sarà? Zinfarosa? Cunegonda?” “Più brutto!” “E mò m’hai messo in curiosità. Me lo devi dire davvero!” “Vabbè; te lo dico ma tu prometti di non ridere” E, dopo un lungo tira e molla, la ragazza si decise:”Ricordati che hai promesso di non ridere. Mi chiamo Dolcissima!” Il ragazzo alzò le mani e gli occhi al cielo:”Santa Dolcissima benedetta! E’ il nome più bello che ci sia!” Era un ragazzo di Sutri! Il ragazzo la sposò e la portò a Sutri ove quel nome, oltre ad essere comune, era onorato e venerato. Forse è stato proprio l’intervento di santa Dolcissima a farla avvicinare da un sutrino, per ripagarla del magone e dei bocconi amari inghiottiti per tutta la giovinezza.
Il secondo episodio non è romantico e delicato come il primo, ma vale la pena di raccontarlo. Tanto più che si tratta del compianto Ngelino Cippitelli. Il simpatico Ngelino ad un certo punto della sua vita pensò di arruolarsi nei Carabinieri. Presentata la domanda e seguita la prescritta trafila burocratica, il nostro amico si trovò alla presenza di un sussiegoso appuntato. Questi, pieno di orgogliosa importanza, seduto dietro una solenne scrivania, interrogava con una punta di albagìa la recluta che se ne stava alla sua presenza impaurita ed impacciata. “Cognome e nome”.- “Cippitelli Angelo”. -“Il nome del padre”. -“Giuseppe”-.”Cognome e nome della madre”. -“Mamma Dolcissima”.- “Sì, ma avrà un cognome e nome tua madre”.- “Mamma Dolcissima” replicò Ngelino. L’appuntato battè un pugno sul tavolo:”Giovanotto! Tutte le mamme sono dolcissime! Come si chiama tua madre?” Il nostro amico abbozzò: non erano ancora di moda le barzellette sui Carabinieri. Si limitò a tirare fuori la carta d’identità (in quei tempi era su di esse indicato il nome dei genitori) e a mostrarla all’appuntato. Questi, sbalordito, constatò che la madre della recluta aveva come nome Dolcissima e per cognome Mamma. Non sapendo che replicare, anticipando di molti anni l’era delle barzellette, si limitò a dire:”Giovanotto! Ma me lo potevi dire subito!”.
Note: Di Giovanni Mancinelli
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