Da otto secoli protagonista di una città Inviato da : giggio 07 Ott 2007 - 17:01
Il Lavatoio
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Otto secoli fa, nel 1207, Innocenzo III consacrava la cattedrale di S. Maria, un edificio imponente, semplice e allo stesso tempo maestoso, simbolo della potenza del Papato e soprattutto emblema del prestigio e dell’importanza della città di Sutri nella sua epoca d’oro: il Medioevo. Papi, imperatori, cavalieri, mercanti, nobili uomini o umili pellegrini, andando o tornando dalla Città degli Apostoli, potevano ammirare, dalla Francigena, la basilica in tutta la sua grandezza e così presagire la meraviglia degli edifici romani oppure ricordarli con grande dolcezza. Quella stessa dolcezza che provavano gli abitanti del borgo ogni volta che entravano nella loro cattedrale, ieri come oggi, centro della vita spirituale e sociale della città. Costruita nel XII secolo, sul sito di un precedente edificio risalente al periodo carolingio, la basilica romanica, realizzata per gran parte in tufo, doveva essere meravigliosa: la luce che filtrava dal grande rosone della facciata, andava a rifrangersi sulla decorazione musiva del pavimento e degli arredi sacri; la torre campanaria, libera dal corpo di fabbrica prima dell’aggiunta del portico attuale, svettava, imponente, su tutto l’abitato. Protagonista e allo stesso tempo spettatrice di grandi eventi storici, la basilica arrivò pressoché intatta fino alla metà del Settecento, quando le condizioni di degrado strutturale imposero un restauro. Ma poiché i tempi erano cambiati e così anche il gusto, si optò per un’operazione di rifacimento. Fu così che anche Sutri ebbe la sua chiesa barocca (praticamente al tempo ogni città del circondario ne aveva una). Scamparono all’intervento settecentesco solo il pavimento musivo della navata centrale, la cornice del portale, il campanile e la cripta, dove ancora oggi si può avvertire la mistica atmosfera di raccoglimento dell’edificio romanico. Il lavoro lungimirante degli architetti settecenteschi, che non sacrificarono con interventi strutturali (come spesso all’epoca avveniva) la grandiosità della costruzione, ha consentito alla basilica di mantenere la sua maestosità e la sua solennità. Ciò che colpisce appena entrati è sicuramente il pavimento della navata centrale: un pregiato tappeto di migliaia di tessere marmoree disposte secondo disegni geometrici, decorativi e allo stesso tempo funzionali alla complessa liturgia medievale. Dopo l’intervento che poco tempo fa ha interessato la cripta, ora è la volta di questo prezioso pavimento che attendiamo al più presto di vedere (a restauri conclusi) nella sua originaria bellezza, così potremo (pienamente) festeggiare con la protagonista, la Cattedrale di S. Maria Assunta in Cielo, anche l’ottavo centenario della sua dedicazione.
Note: Di Giorgiana Tonetti
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