Quale futuro per Sutri? Inviato da : giggio 07 Ott 2007 - 17:05
Il Lavatoio
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La popolazione di Sutri continua ad aumentare (i residenti sono ormai più di 6.000) e di conseguenza lievita la richiesta di alloggi: nel centro storico e nelle zone residenziali, dove i prezzi sono andati alle stelle, non solo per gli appartamenti e le ville di prestigio, ma anche per le “cantine” che sempre più spesso vengono trasformate in piccoli, gradevoli “piè-à-terre”. Attratti dalle bellezze naturali e dalle importanti testimonianze archeologiche, ma anche dalla “qualità della vita” che il Borgo antico e le sue più prossime adiacenze suggeriscono, molti romani, anche inglesi, americani, olandesi, francesi hanno scelto di avere qui la loro residenza. Ma soprattutto pensionati e giovani coppie con bambini in fuga dalla città e alla ricerca di affitti o investimenti meno onerosi (spesso basati su anticipi limitati e prestiti a lunga scadenza), senza contare i “non residenti” che trascorrono qui i fine settimana e le vacanze o i lavoratori immigrati che “sostano” per alcuni mesi o pochi anni in alloggi affittati e poi se ne tornano nel paese d’origine (pare siano più di 1.000, con o senza permesso di soggiorno, tutti con un lavoro più o meno fisso a Roma e dintorni).
Una rapida inchiesta fra le 13 (sic!) agenzie immobiliari operanti a Sutri ci conferma che molti degli operatori del settore non nascondono le loro preoccupazioni sulla “qualità” del bene da vendere e del suo contesto, di cui vedono un preoccupante continuo degrado. Se queste nuove presenze hanno dapprima spinto privati o piccoli e medi investitori locali a costruire villini e alloggi uni o plurifamigliari, corredati da giardini e spazi verdi, rispondenti all’idea del “viver bene”, ormai da troppi anni – ci dicono - questa tendenza sembra essere stata abbandonata, aggravata ora dall’arrivo di più rapaci imprenditori. Vengono abbattute deliziose palazzine e villette (non parleremo mai abbastanza, per fare solo qualche esempio recente, di quella delle suore sostituita ora da un complesso di miniappartamenti, ma anche della ex-scuola materna e altre abitazioni di via Giovanni XXIII che seguiranno lo stesso triste destino), si realizzano moderni e costosi complessi/dormitori che snaturano la vocazione residenziale di Sutri. Ma soprattutto si continua a non rispettare gli standard urbanistici che stabiliscono quote di verde pubblico, di servizi collettivi (come scuole, piazze, marciapiedi, strade ampie, parcheggi, aree ciclabili, impianti sportivi, centri di ritrovi, ambulatorio, farmacia, ecc.) rispondenti alle crescenti esigenze della popolazione. La circolazione delle automobili diventa ogni giorno più difficile e disordinata (vedi articolo di A.Pirisi) anche a causa della mancanza di semafori e segnaletica appropriata e di parcheggi. Anche chi era inizialmente piuttosto ostile alla chiusura, seppur parziale e regolamentata al traffico automobilistico nel centro storico, sembra ora disposto a “discuterne”, prendendo forse esempio da città e paesi in cui questa misura (dopo un inevitabile periodo di adattamento) ha portato turismo, nuove attività artigianali, piccoli commerci di qualità. A tutti gli operatori da noi incontrati appare evidente l’urgenza di una visione a lungo respiro che immagini cosa sarà Sutri domani, fra dieci, venti anni, non per noi, ma per i nostri figli e nipoti. Un gioiello da salvaguardare (con precise regole per il centro storico e i monumenti, ma anche per l’insieme del territorio che è vastissimo) e non una città dormitorio simile a quelle che ci dividono da Roma e che sarà sempre più difficile, anche per loro, vendere come “un prodotto di qualità”.
Note: Di Maria Grazia Tajè
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