Sutri - Roma: Viaggi e Viaggiatori lungo la via Cassia Inviato da : giggio 07 Ott 2007 - 17:19
Il Lavatoio
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Pensiamo alla collocazione geografica di Sutri: sorge sulla cima di uno sperone di tufo a dominare la valle in cui si snoda il serpentone asfaltato e trafficato della via Cassia.
Via Cassia…ma quante persone sono transitate sul suo tracciato?
Via Cassia, un nome consueto per noi, ci passiamo tutti i giorni, camion trattori pullman auto moto rumore… proviamo ad eliminare tutto questo caos e torniamo indietro nel tempo, quando si viaggiava senza motori.
Strade di ciottoli o di terra battuta, come le nostre strade di campagna. Silenzio rotto solo da rumore ritmico degli zoccoli dei cavalli, dal cigolio delle ruote di legno e ferro dei grossi carri trainati da buoi.
Pensando ai nostri viaggi ci viene in mente il treno, l’aereo, l’automobile, mezzi veloci che ci consentono di percorrere grandi spazi in poco tempo. Ebbene nell’antichità si viaggiava sicuramente più di adesso, ma l’equazione tempo/spazio era rovesciata: si percorrevano piccoli spazi in molto tempo; ce n’era molto di tempo a disposizione, non si doveva necessariamente correre sempre come oggi! E quindi il viaggiatore “senza motore” programmava i suoi spostamenti avendo come unità di misura le settimane e i mesi. Impensabile fare la settimana bianca: solamente per arrivare sulle Alpi (in media 700 km partendo da Sutri) ci volevano 10-20 giorni a seconda che si fosse fatta la strada a piedi o si andasse a cavallo.
Per non parlare poi del bagaglio: noi siamo abituati a portarci dietro mezza casa, scarpe, vestiti, telefonini, computer, libri, navigatori satellitari, tanto carichiamo tutto in macchina e via! All’epoca invece, proprio perché trasportare tante suppellettili costava fatica, il bagaglio del viaggiatore era ridotto al minimo; l’equivalente della nostra valigia era una bisaccia di stoffa da portare a tracolla dentro cui si mettevano una giubba e un camicione di ricambio, un sacchetto con le monete occorrenti per il viaggio e, nel migliore dei casi, un piatto e una tazza di stagno, perché la pulizia nelle locande in cui ci si fermava a pernottare non era al massimo e quindi era meglio mangiare nelle proprie stoviglie. Perché di stagno e non di terracotta? Lo stagno era leggero quasi quanto il nostro alluminio: e allora, dovendo viaggiare portandosi dietro tutto, cosa pesava di meno: un piatto di stagno o uno di terraglia? La risposta è elementare, è la logica dei nostri trekking, in cui tutto è studiato per caricare il meno possibile gli zaini degli escursionisti.
La strada non si misurava in chilometri come oggi, ma in miglia, retaggio dell’epoca romana. L’attuale sistema metrico decimale entrò nell’uso sul finire del 1700, in età napoleonica. Prima di allora si faceva riferimento, per le strade principali, ai cippi miliari di epoca romana. I nostri antenati avevano infatti provveduto a costruire una importante rete stradale per tutto l’impero da loro amministrato, fornendola di punti di sosta, ristoro, cambio cavalli e pietre di misurazione della distanza percorsa. Ogni strada romana aveva origine dalla cinta muraria che circondava Roma; ma dato che questo generava misurazioni approssimative, Ottaviano Augusto, diventato nel 20 a.C. curator viarum (l’equivalente del nostro ministro dei trasporti) fece impiantare nel bel mezzo del Foro romano il Miliarium Aureum, stabilendo che da lì si sarebbe cominciata a misurare la lunghezza di tutte le strade consolari. Ogni mille passi (un passo romano equivaleva a un po’ più di un metro) si piantava sul ciglio della strada un cippo di pietra particolarmente resistente, chiamato miliario (milia passuum = mille passi), su cui si incideva il numero che indicava la distanza da Roma e il nome dell’imperatore o del magistrato che aveva curato la costruzione di quel tratto di strada. Il miglio romano era lungo esattamente 1478,5 metri, cioè poco meno di un chilometro e mezzo e il tragitto percorribile a piedi in una giornata di viaggio equivaleva a circa 20 miglia (30 km odierni) se la strada correva in pianura e non era troppo accidentata. [Se proprio vi piace far due conti, vicino a Sutri, sulla via Cimina c’è la località Trenta miglia. Allora: un miglio romano = circa 1 km e mezzo; trenta miglia = 45 km, e infatti siamo esattamente a 45 km da Roma]. Ma ricordiamoci che spesso si incontravano corsi d’acqua da guadare, rilievi da scavalcare, pesanti carri da trasporto, eserciti in movimento, tutti elementi che facevano rallentare molto la marcia. Il nostro termine “strada” viene proprio dall’equivalente vocabolo latino strata, plurale di stratum, cioè strato: le vie romane erano indistruttibili, perché fatte a strati. Si cominciava stabilendone il tracciato, che doveva essere il più possibile rettilineo; poi si scavava…..
Ma questo ve lo racconterò un’altra volta
…si viaggiava senza motori.
La via Cassia fa parte del gruppo di strade romane che prendono il loro nome dalle famiglie nobili (nel nostro caso la gens Cassia) che curarono la costruzione della strada o la sua manutenzione. Si chiamarono anche vie consolari, perché ad ognuna di esse era preposto un console, per fare il console ci volevano molti soldi, perché la campagna elettorale prevedeva moltissime spese, proprio come accade ai tempi nostri per le elezioni.

Note: Di Maria Letizia Putti
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